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Mar282018

Orecchio Acerbo.

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Orecchio acerbo è una casa editrice fondata e diretta dal 2001 da Fausta Orecchio e Simone Tonucci, responsabili anche della veste grafica, e che ha sede a Roma, in un bel villino a Monteverde, dove c’è anche una stanza per gli autori che vengono, magari dall’estero, a lavorare o a seguire una pubblicazione, o semplicemente per amicizia.

 

La loro prerogativa è curare e pubblicare “libri per ragazzi che non recano danno agli adulti / libri per adulti che non recano danno ai ragazzi”, come si legge nelle scherzose (ma non troppo) istruzioni per l’uso che si trovano in apertura sull’home page del sito www.orecchioacerbo.com.

 

Su questi ormai quasi 17 anni di attività ci sarebbe molto da dire, non ultimo ricordando il BOP, Best Children’s Publisher of the Year, vinto nel 2017. Torneremo sicuramente a trovare Fausta e Simone, ma ci fa piacere avviare il nostro dialogo soffermandoci su un aspetto particolare del loro ormai ricchissimo e sofisticato catalogo: orecchio acerbo ha pubblicato negli anni numerosi libri illustrati completamente, o prevalentemente in bianco e nero.

 

Per citarne solo alcuni: A una stella cadente di Mara Cerri, del 2004, riedito nel 2007; Hänsel e Gretel di Jacob e Wilhelm Grimm illustrato da Lorenzo Mattotti (Premio Andersen Miglior Libro Illustrato 2009) riedito quest’anno con il testo di Neil Gaiman; L’isola di Armin Greder, che ha avuto anche una trasposizione teatrale; Aprite quella porta! di Benoit Jacques, esilarante duetto tra una nonnetta sorda e un lupo cattivo sempre più esasperato e sempre più innocuo.

 


“A una stella cadente”
illustraz. di Maria Cerri


“Hansel e Gretel”
illustraz. di Lorenzo Mattotti


“L’isola”
illustraz. di Armin Greder


“Aprite quella porta!”
illustraz. di Benoit Jacques


“La pantera sotto il letto “
illustraz. di Mara Cerri


“Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale?”
illustraz. di  Shel Silverstein


Ci è sembrata una scelta coraggiosa – lo era soprattutto fino a qualche anno fa-, e siamo andati a chiederne a Fausta le ragioni e i motivi:

D: Fausta, possiamo parlare per orecchio acerbo di “coraggio del bianco e nero”?
R: Non so se sia stato vero coraggio. Il bianco e nero è arrivato anche un po’ casualmente, non per volontà, o decisione. Però posso dire che non ci ha mai fatto paura. In alcuni casi, per alcuni libri, è arrivato anche perché in qualche modo lo stavamo aspettando, forse cercando senza saperlo. Come per L’isola di Armin Greder: volevamo un libro che parlasse di tolleranza, di integrazione, in modo anche duro ma non didascalico. Abbiamo visto questo e ce ne siamo innamorati: che poi non è davvero un libro per bambini, ma è perfetto per parlare di questi temi ai bambini.

 

D: Ben diverso dal bianco e nero di Hänsel e Gretel …
R: Hänsel e Gretel nasce dall’amicizia con Lorenzo Mattotti, che ci mandò allora delle tavole che aveva esposto a New York. Da quelle tavole, a Lorenzo è nata l’idea di fare il libro, e certamente in quel caso il bianco e nero è direi necessario, sottolinea e evoca l’atmosfera inquietante che è propria di quella storia, rafforza la notte, rafforza la paura.

 

D: Perché secondo te un autore usa oggi il bianco e nero?
R: In alcuni casi è la scelta perfetta, l’assenza di colore comunica qualche cosa di ben preciso, in sintonia con la storia, con il racconto. Pensiamo appunto a Mattotti. E può anche essere una bellissima occasione espressiva e tecnica: mi pare tra l’altro che proprio lui una volta mi abbia parlato della “libertà” che dà il nero, della libertà della mano che maneggia il nero, della fluidità del gesto, del tratto grande, ampio… si avverte in effetti, questa libertà.
Oppure, Mara Cerri è affascinata dal colore, ma forse ciò che davvero la attrae sono le ombre, il buio; nel bianco e nero, nei colori notturni, è a suo agio.
Ma in altri casi confesso che mi sembra di percepire una sorta di rinuncia, come se non ci si sentisse di osare con il colore. Il colore può essere molto difficile…
Comunque, in alcuni casi il bianco e nero è un “quasi” bianco e nero, con tocchi di colore, e comunque la scelta del bianco e nero può essere in un autore prevalente, ma non esclusiva. Sempre Armin Greder, che fa libri molto duri ma ha un gran senso dell’umorismo, in Il serpente tanto solo (2016) ha ritrovato il colore e con questo una sorta di gioia e leggerezza espressiva.

 

D: Indossando lo sguardo dei bambini: loro che rapporto hanno, in base alla vostra esperienza, con il bianco e nero? Ne hanno paura?
R: No, affatto. Casomai sono le mamme che hanno paura, e che ci chiedono libri a colori, perché il bianco e nero non lo capiscono. Ogni tanto qualche mamma ha anche confuso i libri di Shel Silverstein – con il suo disegno a linee sottili – con libri da colorare.
Ma i bambini no, anzi sono attratti dal bianco e nero; forse oggi c’è addirittura troppo colore, troppa saturazione. Sono convinta che guardando un libro che narra una storia di paura, una storia “nera” come Hänsel e Gretel, con il proprio genitore accanto, il bambino sente che non c’è nulla da temere, e che tutto quel nero è soprattutto fuori, è fuori di noi, fuori di loro, non dentro.

 

D: Nella stampa, il bianco e nero vuole cure particolari?
R:
Assolutamente. Lo sbaglio – che anche noi talvolta abbiamo commesso – è pensare che un libro in bianco e nero si possa stampare con il solo inchiostro nero. Questo è giusto esclusivamente per immagini al tratto, come quelle di Shel Silverstein, ma per immagini a pennello, o comunque sature di nero, bisogna percorrere strade diverse, usare inchiostri Pantone – come nel caso di Aprite quella porta! – oppure la stampa con un mix di inchiostri neri e grigi, o a quattro colori, che abbiamo scelto di utilizzare per Hänsel e Gretel o La foglia.

 

D: Cosa c’è di nuovo in uscita?
R: Presentiamo a Bologna appunto La foglia, di una illustratrice cinese, Daishu Ma: un racconto senza parole ambientato in un paesaggio urbano industriale tutto monocromo. Ma una foglia custodisce il mistero della luce e del colore…

di Anna Villari